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10 febbraio 2026

Monostatic dei Les Votives dimostra che dopo X Factor il loro posto non è l’Italia

  • di Sara Murgia

10 febbraio 2026

Monostatic dei Les Votives dimostra che dopo X Factor il loro posto non è l’Italia. Breve racconto di un’allucinazione avuta ascoltandoli: locali di Londra, pavimenti appiccicosi e tutto quello che conta per fare buona musica oggi (ma fuori dall’Italia)
Monostatic dei Les Votives dimostra che dopo X Factor il loro posto non è l’Italia

I Les Votives li avevo conosciuti guardando X Factor e da subito ho avuto la sensazione che fossero i più centrati e maturi, quelli belli da vedere e da ascoltare. Forse con un giudice sbagliato, probabilmente li avrei voluti vedere sporcarsi di più e allontanarsi dai loro mood inglesi, ma in ogni caso si stava bene ad ascoltarli. Successivamente li ho seguiti perché mia figlia, anima british, a suo agio tra indie rock, tormentoni estivi e balletti virali, ne ha fatto la sua bandiera. Tra un’apertura ai Duran Duran agli I-Days di Milano, il tour italiano dei Thirty Seconds to Mars e i Simply Red al Forum di Assago, ho imparato ad ascoltarli e guardarli — perché sono proprio belli da guardare. E ho pensato: sono fighi anche se non stanno nella loro comfort zone, dove il pubblico non è il loro e dovrebbero essere solo di contorno e invece si fanno ascoltare. Tenendo conto che ormai sono diventati un po’ di famiglia, che ci accompagnano nei viaggi in macchina, dove se una cosa non funziona per me non l’ascolto solo per amore della pargola, posso dire che quei tre funzionano. Funzionano di brutto. 

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I Les Votives

Monostatic è un EP di sole tre tracce, come i componenti della band: tre mondi che ruotano uno intorno all’altro senza mai collidere davvero, tenuti insieme da una gravità emotiva costante. Ogni brano è un corpo celeste con una propria temperatura, ma l’orbita è comune: chitarre che non cercano l’effetto facile, una batteria che cambia il battito del cuore, una voce che resta sempre sul confine tra controllo e cedimento, e il basso che unisce tutte le sfaccettature di questi pezzi. Ascoltandoli mi viene naturale immaginarli lontano da qui. In un locale londinese, con il pavimento che appiccica sotto le scarpe, palco basso, amplificatori contro il muro, sudore, birre tiepide. Una di quelle situazioni in cui non stai cercando nulla, ma succede tutto... almeno dentro di te. C’è anche una distanza evidente tra l’album uscito dopo X Factor e questo EP. Se allora c’era ancora addosso l’urgenza di dimostrare qualcosa — di tenere insieme identità, aspettative e una visibilità arrivata troppo in fretta — Monostatic sembra muoversi in modo opposto. Qui i Les Votives hanno perso un po’ di ansia e guadagnato misura, lasciando andare il superfluo e scegliendo di restare dentro un suono che oggi appare più consapevole. Quello che posso immaginare è che questi ragazzi sappiano esattamente cosa stanno facendo. E che, partendo da qui, le cose grandi non siano un’ipotesi così lontana.

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