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La benedizione

La napoletanità di Sal Da Vinci è una cafonata, che sia vera o un luogo comune (che lui dice di voler combattere, ma non è chiaro come)

Riccardo Canaletti

15 maggio 2026

Sal Da Vinci vuole combattere i luoghi comuni con i luoghi comuni: si lamenta degli stereotipi ma all'Eurovision porta una canzone d'amore, una sposa e un tulle tricolore. C'è una parola per tutto questo: cafonata

Foto: Ansa

Ho letto che non dovremmo essere troppo severi con Sal Da Vinci per essere alfiere del neomelodico perché fino a ieri abbiamo gridano al genio ascoltando il latino trap di Bad Bunny. A me sembra sia solamente una buona occasione per essere più severi con Bad Bunny ed evitare di sprecare la parola genio. Campione di streaming, quindi qualcosa di buono la deve aver fatta. All’Eurovision fa cantare tutti con Sarà per sempre sì, la canzone con cui ha vinto Sanremo 2026, mentre lancia una nuova probabile hit, una bachata, ovviamente napoletana, intitolata Poesia, altro termine di cui si abusa (e come potrebbe essere altrimenti?). In una intervista di ieri (14 maggio 2026) dice: “Respingo l’idea che la cultura partenopea venga ancora raccontata attraverso stereotipi folkloristici e caricaturali. Sembra quasi che noi napoletani siamo tutti pagliacci e casinisti”. Eppure è lui che all’Eurovision canta una canzone d’amore neomelodica sul matrimonio, mentre alle sue spalle una ballerina volteggiando srotola un inguardabile tulle nuziale tricolore. Mi chiedo se in napoletano l’espressione “stereotipi folkloristici e caricaturali” abbia un altro significato. 

20260515 090602881 4848

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Foto:

Ansa

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