Tony Proietto al momento è l’unico indagato per la morte di Noemi Impellizzeri, la trentaquattrenne trovata impiccata nella sua casa di Riposto (CT) lo scorso 23 agosto. Di Noemi sappiamo che era una mamma single, aveva tre figli piccoli e un gatto e, stando alla versione di Proietto, avrebbe voluto condividere la sua vita con lui perché ne era innamorata. Proietto però non poteva corrispondere i suoi sentimenti perché sposato con prole e, nonostante “l’amicizia speciale” che lo legava alla vittima, non era assolutamente intenzionato a porre fine al suo matrimonio per intraprendere una nuova esistenza con lei. L’uomo ha rivelato questi particolari nel corso di alcune trasmissioni televisive dove ha descritto Noemi come una ragazza fragile che spesso gli aveva manifestato l’intenzione di farla finita e proprio per questo motivo lui non avrebbe dato importanza a quelle ultime telefonate e messaggi e a quella videochiamata dove la donna gli avrebbe addirittura mostrato una corda paventandogli la determinazione di togliersi la vita. Proietto, davanti a giornalisti e inviati, ha tenuto a precisare con forza che lui non era il fidanzato né tantomeno il compagno di Noemi, che tra di loro ci fosse solo un rapporto di amicizia e che spesso si fosse prodigato per aiutare la donna quando si trovava in difficoltà fino ad arrivare a bloccarla al telefono quando le insistenze della stessa affinchè il loro legame sfociasse in una relazione affettiva stabile gli avevano creato problemi con la moglie e i figli.
Ma la versione dell’amico speciale di Noemi non convince affatto la famiglia della donna, non convince l’opinione pubblica e neppure gli inquirenti che gli hanno fatto pervenire un avviso di garanzia per omicidio volontario. Tony Proietto ha fornito ai media un racconto molto dettagliato di ciò che è successo la notte in cui lui sostiene di aver trovato il corpo di Noemi senza vita ma sono proprio alcuni dettagli della sua versione che invece di fare chiarezza avvolgono questa tragedia di una nebbia ancora più fitta di confusione e contraddizioni. L’uomo dice di essersi recato a casa di Noemi domenica 23 agosto alle due del mattino preoccupato che la stessa, dopo aver minacciato di togliersi la vita, non rispondesse più al telefono. Dice di aver visto il corpo della giovane appeso ad una corda, di aver dapprima “pensato ad uno scherzo” e poi, una volta avvicinatosi, di aver capito “dal colore dei piedi” che probabilmente Noemi era morta. Perchè non ha chiamato subito il 118? Dice di essere uscito dalla casa in cui sostiene non ci fosse alcun incendio né principio di incendio, di essersi fermato sulla porta e da lì di aver provato a chiamare al telefono la madre di Noemi, la sorella e il fratello senza ottenere risposta. Poi racconta di essersi recato nel bar solitamente frequentato dal fratello della donna ma di non averlo trovato. Aggiunge di averlo incrociato mentre era in motorino, di avergli fatto un cenno ma di essere stato ignorato. Ma il punto più controverso è quando Proietto dice di aver ricevuto una telefonata dalla madre di Noemi che gli comunicava che l’appartamento della figlia stava andando a fuoco e gli chiedeva di essere accompagnata sul posto…..perchè in quel preciso momento non le ha comunicato di aver visto Noemi appesa ad una corda? Quando Proietto e la madre di Noemi arriveranno davanti all’abitazione della donna verso le quattro e trenta di mattina troveranno i vigili del fuoco che dopo aver placato l’incendio divampato all’ingresso, faranno irruzione in casa e si troveranno di fronte il cadavere non ancora lambito dalle fiamme.
Tante sono le domande che sorgono ascoltando la versione dei fatti fornita da Proietto, quesiti che gli investigatori stanno cercando di sciogliere insieme a quello fondamentale: Noemi si è tolta la vita oppure qualcuno l’ha uccisa? E chi ha dato fuoco all’appartamento? Si è trattato di un tentativo di coprire le tracce di una scena del crimine?
Accanto a queste domande ce n’è sicuramente un’altra che costituisce una sorta di giallo nel giallo. Come mai la Procura ha disposto la restituzione della salma per la celebrazione del funerale in tempi record? Le risultanze degli esami autoptici hanno completamente chiarito il quadro oppure sarà necessaria una riesumazione? Solitamente quando una salma viene restituita subito dopo l’autopsia le indagini si chiudono con un’archiviazione per suicidio ma la morte di Noemi sembra proprio tutt’altro. Oltre ad esserci un indagato per omicidio volontario, ci sono anche indiscrezioni confermate dai legali della famiglia della vittima che riferiscono di segni e tracce sul cadavere assolutamente incompatibili con il gesto volontario. E, elemento ancora più dirimente, nei prossimi giorni i Ris di Messina in collaborazione con la Squadra di Investigazioni Scientifiche di Catania si recheranno nell’appartamento di Noemi per effettuare sopralluoghi e chiarire tutte le dinamiche di quella che forse solo apparentemente sembra una morte per impiccagione e le modalità di un incendio che gli inquirenti hanno già definito di natura dolosa.