Quello che è avvenuto sotto terra potrebbe averlo visto qualcosa che sta sopra al cielo. Messa così è un po’ romanzata, ma è così che si può raccontare la bomba sganciata da Quarto Grado. Mentre mezza Italia s’è messa a parlare (inutilmente) di querele “ingrossate” e Garlasco, a molti è sfuggito lo scoop che potrebbe spiegare tutto quello che ancora resta da spiegare sulla profanazione della tomba di Pamela Genini. I fotogrammi satellitari analizzati da Quarto Grado sono una suggestione? Probabilmente no e, anzi, è proprio su quella pista che potrebbero essere gli inquirenti.
Il 25 ottobre 2025, il giorno dopo il funerale, un satellite riprende il cimitero di Strozza. Alle due di notte si nota un’ombra davanti al loculo di Pamela e un blocco bianco piazzato sul prato. La forma e il colore coincidono con la bara. Il piazzale è vuoto, c’è solo una macchina chiara parcheggiata a poca distanza. Un’immagine dall'orbita potrebbe aver immortalato la profanazione mentre avveniva.
Su quelle immagini si sta lavorando. E anche su ciò che potrebbero raccontare ben oltre la suggestione. Intanto, c’è anche un secondo punto fermo che riguarderebbe i rilievi tecnici. Sul retro della lastra che chiudeva il loculo, i Ris hanno isolato impronte digitali. Gli operai cimiteriali hanno fornito subito i propri parametri per eliminare i contatti di cantiere. Francesco Dolci, unico indagato per furto di cadavere e vilipendio, resta al centro delle attenzioni degli investigatori. L'uomo, ripreso di notte dai circuiti di sorveglianza mentre fissava la tomba, è stato sottoposto a perquisizioni, sequestri di telefoni e al sequestro di un coltello kukri. Sulla questione delle impronte, comunque, la difesa nega ogni rifiuto: il legale sostiene di aver solo chiesto di attendere il deposito dell'incidente probatorio prima del prelievo. Sta di fatto che quella traccia dietro la lapide esiste e aspetta solo un nome.
Fuori dalle aule di tribunale e dagli studi televisivi, invece, c’è ancora il ricordo di una ragazza. Il 23 agosto Pamela avrebbe compiuto trent’anni. Al santuario della Cornabusa, la madre Una Smirnova e il compagno Pier Giuseppe Rota hanno seguito la messa di suffragio insieme a parenti e conoscenti. All'uscita hanno liberato in aria trenta palloncini bianchi e rosa. Un gesto che quasi stride con la brutalità di un omicidio prima, di un'esumazione clandestina poi e di un modo di raccontare Pamela che ha smesso da un pezzo di tenere conto della libertà di una ragazza di vivere come voleva. Senza fare male. E senza che, come invece è successo, le facessero del male.