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16 aprile 2026

Mamma e figlia avvelenate a Natale: quindi Gianni Di Vita era negativo alla ricina? Non è dirimente, ma è molto pesante (insieme ai “non ricordo”)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

16 aprile 2026

Il caso di Pietracatella restituisce una (apparente) svolta dopo l'altra. La scoperta del presunto omicidio, la ricina, quel veleno letale e quasi invisibile, ora il nuovo elemento. Gianni Di Vita, il marito devoto e padre rispettivamente di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, sarebbe risultato negativo alla ricina. Cosa vuol dire?

Foto di: ANSA

Mamma e figlia avvelenate a Natale: quindi Gianni Di Vita era negativo alla ricina? Non è dirimente, ma è molto pesante (insieme ai “non ricordo”)

“Land of dreams”. È scritto in un murale alle porte di Pietracatella. Solo che da Natale in poi è tutto un incubo per una famiglia distrutta dalla morte di una madre e una figlia di quindici anni. Per un padre che è passato dal sentirsi la compassione addosso al sospetto sulla schiena. Per una schiera di parenti e amici che in qualche modo hanno dovuto giustificare persino i regali di Natale e per una comunità che oggi si chiede se c’è un assassino in giro capace di procurare la morte con il più difficile da trovare tra i veleni. Antonella De Ielsi, cinquanta anni, e la piccola Sara, quindici anni, riposano senza poter riposare, visto che certamente saranno effettuati altri accertamenti.
I loro corpi hanno già detto qualcosa di clamoroso, ma potrebbero dire ancora altro. Soprattutto adesso che da Pavia è arrivata una conferma: Gianni Di Vita, l’ex sindaco stimato, l’uomo del fare, il marito devoto, è negativo alla ricina. Il veleno di Breaking Bad, la tossina dei sicari della Guerra Fredda che non lascia scampo, non ha lasciato tracce nel suo sangue. Non significa, sia inteso, che è lui l’assassino, ma è chiaro che la sua posizione adesso si complica e ci saranno altre spiegazioni da dare: il sangue non mente, semmai racconta una storia diversa da quella creduta. Se la ricina fosse stata in quel cibo consumato il 23 dicembre, come avrebbe potuto Di Vita restare pulito?

Non è un elemento dirimente, certo. In un’indagine prima e in un’aula di giustizia poi, il dubbio è e deve essere dovere, valore e principio, altrimenti si finisce col fare “la fine senza fine” di Garlasco. Il dato di fatto, oggi, è che Di Vita non è indagato. Ma nel perimetro delle indagini coordinate dalla Procura di Larino, quella negatività è un macigno che sposta l’asse del sospetto. Anche perché Di Vita, inizialmente, ha balbettato "non ricordo" davanti al menu di quella cena fatale e le amnesie, almeno in cronaca nera, sono spesso il rifugio di chi non può permettersi la precisione. Ora il suo legale tenta la manovra correttiva: ricorderebbe i cibi, ma non chi ha mangiato cosa. Una distinzione semantica che vale quello che può valere. Dettagli, insomma, sfumature da azzeccagarbugli che piacciono tra i codici della legge, ma si fermano lì.

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E poi c’è l’ombra di Laura, la cugina. La donna che oggi ospita Gianni e la figlia superstite, Alice, trasformando la propria casa in un fortino presidiato dai tir di famiglia per tenere lontani i curiosi. Gli stessi “curiosi” che da tempo si chiedono se davvero quell’uomo, quella sera del 23 dicembre, ha cenato con la sua famiglia come raccontato. Chi di sicuro non ha cenato con la famiglia è l’altra figlia, Alice, su cui all’inizio in molti avevano anche puntato il dito, salvo poi rendersi conto che una ragazza di 19 anni non avrebbe potuto fare una cosa del genere (e oggi è protetta da parenti e amici, mentre è anche seguita da psicoterapeuti). Sempre ammesso, tra l’altro, che si sia trattato davvero di un omicidio: il 29 aprile, a Bari, ci sarà infatti un ulteriore esame dei vetrini istologici e sarà l’ultimo atto non ripetibile prima della verità (almeno quella degli inquirenti).

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Il funerale di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita Ansa

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Tag

  • Omicidio
  • Natale
  • veleno

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Foto di:

ANSA

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