Ora anche la magistratura ha iniziato a puntare gli occhi sull'Africa. Lo capiamo dalle notizie che escono da alcuni giornali, dalle foto sul safari estrapolate dal telefono di Lavitola, da alcuni articoli che lo dicono esplicitamente: gli inquirenti vogliono capire dove portano i soldi del patron del Cefalù. La risposta noi ve l'abbiamo data già qualche settimana fa, portano in Africa e nelle Americhe, e anche il Fatto Quotidiano negli ultimi giorni ci sta dedicando diversi articoli.
Bonifici fra Neutralia e Clesio Gomes Tavares. È questo, in sostanza, quanto dicono gli articoli usciti venerdì e domenica a firma di Leo Amato e Alessandro Mantovani. I soldi, in questa storia, sono un elemento strano. Ci sono ma allo stesso tempo sono fumosi, evanescenti. Si parla di un sondaggio politico pagato 8mila euro, di un commando di bombaroli retribuito solo 3mila euro, ma dove li prende i soldi Lavitola? Dov'è l'elemento centrale? Quello per cui tutto, in fondo, si muove. Follow the money, e i soldi dell'ex direttore de L'Avanti! portano in Africa, dove Lavitola aveva più di qualche interesse. La caccia grossa e i carbon credit, e dentro questi ultimi c'è dentro anche Urban Vision, o almeno lo sono certamente i suoi vertici: Fabio Mazzoni e Gianluca De Marchi, Presidente e AD della società di affissioni pubblicitarie, che a loro volta possiedono al 50% ciascuno un'altra azienda, Neutralia, che si occupa di consulenza ambientale e climatica. Noi vi avevamo già parlato dei rapporti tra l'azienda pubblicitaria e i "lavitoliani", delle foto di Mazzoni con il figlio di Valter, Giuseppe, Clesio Tavares e Chimutengo, risalenti al 2024 e della famosa cena del 2025, che non riguardava solo i carboidrati.
Lo ha indirettamente ammesso lo stesso Ranucci al Fatto, dicendo: "Io sono andato alla cena solo perché volevo aiutare il figlio di Lavitola, che è un ragazzo straordinario. Non so niente dell'affare, non sapevo nemmeno che avessero già un accordo, lo apprendo ora. Siccome a Report ci eravamo occupati del carbon credit, ho spiegato come si potevano fare le cose in modo regolare, evitando le truffe, affidandosi a società di revisione serie e anche al monitoraggio di giornalisti indipendenti che conoscono il settore". Quindi hanno parlato di carbon credit? E Ranucci ha offerto alla tavolata dei consigli sulla base della sua esperienza? Nulla di illegale, ma è un nuovo elemento. Ma poi, Ranucci voleva aiutare Giuseppe Lavitola in cosa? Con dei consigli?
La versione che aveva dato De Marchi, AD di Urban Vision, era leggermente diversa: "Era tardi, avremmo dovuto mangiare ed eravamo ancora in ufficio, nella nostra sede vicino al Vaticano. Giuseppe Lavitola, un ragazzo brillante che lavora con una società del nostro gruppo (Urban Venture, ndr), a quel punto ci buttò lì 'mio padre ha un ristorante di pesce'. Fu una cosa naturale. Andammo. L'incontro con Ranucci, quindi, è avvenuto in modo totalmente casuale e fortuito". Una versione già smentita dallo stesso Lavitola ai nostri microfoni, nell'ultima intervista prima di essere arrestato: "Ranucci non ha mai fatto nessuna consulenza a Urban Vision, non c'entra nulla. Abbiamo fatto una cena una volta, ma non come dice Gianluca, per caso. Voleva conoscerlo". Insomma, una storia che, nelle varie versioni, conferma di non esserci stata raccontata proprio in maniera trasparente.
Il Fatto parla di un affare con cui i vertici di Urban Vision finanzieranno Lavitola per 1,8 milioni, parlano anche di "versamenti per circa 4mila euro al mese sul conto personale di Tchoukou Ckuidjeu, più noto come Gomes Tavares". L'intesa finale, dice il Fatto, prevede che Neutralia versi a Lavitola altri 400mila euro in otto rate da 47mila al mese, fino a novembre 2026. Ma non è tutto, c'è un documento in nostro possesso che collegherebbe direttamente Neutralia a Future Awaits, e dunque a Valter Lavitola. È una due diligence, attività di investigazione, analisi e verifica di informazioni relative a un'azienda, commissionata il 22 ottobre 2025 (dunque in un periodo contemporaneo alla cena, datata genericamente fine ottobre 2025) a Deloitte. Curioso, tra l'altro, come nell'intervista di venerdì al Fatto Ranucci dica proprio "affidandosi a società di revisione serie".
Nella lettera di incarico Neutralia S.r.l., nella persona dell'amministratore unico Fabio Mazzoni che la firma il giorno successivo, commissiona a Deloitte Climate & Sustainability S.r.l. S.B. una due diligence tecnica sul progetto di generazione di "carbon credit" relativo alle concessioni detenute in Camerun e Zimbabwe.
Sette concessioni per un totale dichiarato di circa 2,1 milioni di ettari, intestate a due veicoli societari, Future Awaits Cameroon SARL (con sede a Yaoundé, sede che l'inviato del TG1 Leonardo Zellino ha verificato sul campo essere praticamente inesistente) e Future Awaits Holdings (Private) Limited (con sede a Harare), elencati anche nell'Appendix 4 come "veicoli societari" del progetto insieme alla stessa Neutralia.
"Il carbon credit in Zimbabwe è una cosa seria", ci aveva detto Chimutengo nella sua prima intervista. Per questo l'uomo in Zimbabwe di Lavitola ha scritto una serie di mail a Deloitte per chiarire meglio il mandato della società. Attraverso un suo direttore in questa corrispondenza Deloitte ha precisato di aver avuto mandato, esclusivamente da Neutralia, di una valutazione di fattibilità, precisando di non avere rapporti professionali in essere con Lavitola. Dissociandosi così dal faccendiere.
Ma il legame fra Neutralia e Lavitola è fortissimo. I rapporti professionali sono in essere da un pezzo, lo dimostrano le foto a Baku del novembre 2024, lo dimostra anche un accordo preliminare firmato a luglio dello stesso anno per la costituzione di una NewCo, una nuova società, fondata per uno scopo specifico, in questo caso il carbon credit.
Il quadro societario della NewCo, poi mai arrivata a un compimento, è delineato in un accordo di investimento datato 25 luglio 2024 tra Giuseppe Lavitola, Gianluca De Marchi, Fabio Mazzoni e Neutralia S.r.l. Il documento prevede la costituzione di una NewCo a Dubai appunto, partecipata al 50% da De Marchi e Mazzoni e al 50% da Giuseppe Lavitola (tramite, dice il documento, le società locali in Camerun e Zimbabwe direttamente o indirettamente controllate da lui), con l'obiettivo dichiarato di "allocare (le concessioni) alla generazione di Carbon Credit da trasferire al sistema finanziario".
Il testo conferma che Lavitola ha costituito, tramite un proprio fiduciario, Benjamin Ngoniazashe Chimutengo, una "Intermediate Holding Company" di diritto sudafricano identificata come AfroCarbon Solutions (Pty) Ltd, con sede a Johannesburg. È la società chiave di questa storia, lo snodo dove tutti si incontrano, i due direttori sono infatti Chimutengo, fiduciario di Lavitola e direttore di Future Awaits, e Fabio Mazzoni, presidente di Urban Vision e Amministratore Unico di Neutralia. Secondo l'accordo, Neutralia fornirà "supporto operativo" a questa società nelle attività di acquisizione e sviluppo delle concessioni.
È lo stesso accordo di cui parlava ieri il Fatto Quotidiano, firmato il 25 luglio e che fino a pochi giorni prima coinvolgeva, secondo il giornale diretto da Marco Travaglio, anche il figlio di Marcello Dell'Utri, Marco. Marco Dell'Utri nell'orbita di quella che oggi è Urban Vision era entrato attraverso Finanziaria Cinema S.r.l. e Holding ADV, la società poi incorporata per fusione in Urban Vision, ma allo stesso tempo, secondo i documenti in nostro possesso, sarebbe uscito, quantomeno dalla carica di consigliere, nel 2023.
Insomma, è l'ennesima storia che ci è stata raccontata in modo poco trasparente, e che conserva ancora numerose omissioni e punti oscuri. Noi, per provare a chiarirli, abbiamo contattato Mazzoni, che all'udire il nome di Lavitola ha subito chiuso il telefono, per poi liquidarci rapidamente via messaggio. Dice che il percorso relativo ai carbon credit si è concluso contrattualmente la primavera scorsa. Ma se questo può essere vero per quanto riguarda il rapporto diretto con Lavitola, la verità è che secondo i documenti in nostro possesso Fabio Mazzoni sarebbe ancora in questi giorni all'interno di AfroCarbon. Il rifiuto di un confronto diretto e le risposte evasive ottenute via messaggio non fanno che amplificare gli interrogativi. Per questo rinnoviamo pubblicamente l'invito ai vertici di Urban Vision e Neutralia a rispondere alle domande e chiarire definitivamente, una volta per tutte, questa vicenda e la natura dei rapporti con le società africane del gruppo Lavitola.