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10 maggio 2026

Delitto di Garlasco: Cassese indagato e un altro (inquietante) appunto? Le mani nella spazzatura gettata in fretta da Andrea Sempio metafora perfetta di tutta questa storia

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

10 maggio 2026

Il colonnello dell’Arma, Gennaro Cassese, è indagato per false dichiarazioni al pm. I magistrati sono dovuti arrivare a chiedergli se soffrisse di un qualche deficit della memoria. Detta così fa quasi sorridere, ma è solo l’inizio, tra audio boomerang e fascicoli aperti a Pavia. Tempo fa l’avevamo detto: viene giù tutto! E Andrea Sempio? E’ spuntato un altro “appunto” da spiegare, ritrovato tra l’immondizia gettata in fretta nel giorno in cui ha scoperto di essere di nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: Cassese indagato e un altro (inquietante) appunto? Le mani nella spazzatura gettata in fretta da Andrea Sempio metafora perfetta di tutta questa storia

In una intercettazione dice “ho bruciato tutto”, quasi a rassicurarsi del fatto che non troveranno niente. Non troveranno chi? Gli inquirenti. Per Andrea Sempio, però, i “soliloqui” da chiarire e le “mosse” da spiegare aumentano ogni giorno, tanto che c’è chi comincia a sospettare che quella informativa di chiusura indagini, girata in PDF negli smartphone di chiunque e così piena di omissis in tutte le sue 310 pagine, potesse essere una “versione per i media” di un documento ben diverso nella sua sostanza. E, chiaramente, messo nelle mani delle difese in una forma differente. Siamo al limite del complottismo, ma intorno alle indagini sul delitto di Garlasco, ormai, vale tutto. E vale tutto, signori, perché verrà giù tutto. VIENE giù tutto. Come se, paradossalmente, la posizione “più comoda” potrebbe essere proprio quella di Andrea Sempio, che comunque – a distanza di vent’anni – potrà contare almeno sul ragionevole dubbio.

Napoleone
Il dott. Fabio Napoleone

Un ragionevole dubbio che, purtroppo, sembra invece già superato per altre posizioni. Su MOW – per quello che potevamo e per come potevamo – abbiamo provato a dirlo in ogni modo già nei giorni scorsi: a Pavia stanno aprendo fascicoli su fascicoli. Molto cinicamente: davvero, e con tutto il rispetto per Pavia, c’è chi pensava che un magistrato del calibro di Fabio Napoleone, che si è occupato di Telecom SISMI, sia stato mandato in una Procura relativamente piccola come quella di Pavia “solo” per risolvere un omicidio di venti anni fa? Era chiaro che c’era altro. Era chiaro che quell’omicidio potesse rappresentare, oltre che una verità da cercare per dare giustizia a una giovane ragazza ammazzata e a un condannato incondannabile, anche il grimaldello per smascherare qualcosa di molto più grande. Sistemico. E sporco. Quelle 310 pagine, già nelle loro primissime righe, sembrano raccontare più il marcio emerso che l’effettiva chiusura di una indagine. E, infatti, è stato solo l’inizio.

La notizia di oggi è che Gennaro Cassese, il colonnello dell’Arma famoso per il suo Italiano e “le cappellate”, è indagato per false dichiarazioni al pm. In verità lo è da molti mesi, dal giorno stesso in cui è stato ascoltato dai pm e con notifica immediata, ma si è saputo solo in queste ore. Il motivo? La sit del tempo, ottobre 2008, di Andrea Sempio, l’ambulanza chiamata, il verbale non sospeso e il ritorno a “prendere lo scontrino”. I magistrati, quando lo hanno ascoltato, sono dovuti persino arrivare a chiedergli se avesse un qualche “deficit cognitivo o problema di memoria”. C’è, poi, tutta la questione degli audio che si sono rivelati prove per altri (come racconta Buga), ci sono le intercettazioni a casa Poggi con i riferimenti ai presunti amanti dell’avvocato Bocellari (e anche questo, seppur sibillinamente, su MOW l’avevamo anticipato a marzo) e c’è l’evidenza di tentativi di trappoloni per Napoleone (di cui avevamo parlato già a dicembre). Significa che adesso dell’omicidio di Chiara Poggi importerà più niente a nessuno e che ci si concentrerà sul marcio intorno? No. Ma, oggettivamente, “chi ha ucciso davvero Chiara” diventerà una domanda in mezzo a un mare di altre domande a cui si dovrà dare una risposta. Quindi lo diciamo in maniera molto fredda e cinica: se c’è abbastanza per la revisione di Alberto Stasi, se c’è abbastanza per rinviare a giudizio Andrea Sempio, forse non c’è abbastanza per superare il ragionevole dubbio in un processo nei confronti dell’oggi trentottenne ex commesso di Garlasco. Su un punto, l’avvocato Lovati ha sempre avuto ragione: si va nella direzione della giustizia per i vivi.

Cassese Garlasco
Il col. Cassese davanti alla villetta di via Pascoli nel giorno dell'omicidio di Chiara Poggi

Eppure il segnale è forte. Fortissimo. E l’omicidio di Garlasco sta diventando una pagina di storia giudiziaria di questo Paese. Quasi un simbolo di quanto la verità – seppur vilipesa e bastonata per anni – riesca sempre a mostrarsi nel tempo. Il sistema, o i sistemi, è avvertito e da Pavia, da dentro un palazzo di giustizia, è appena cominciata la vera rivoluzione.

E Andrea Sempio? Vedremo. Di sicuro Alberto Stasi è stato condannato per molto meno. Ma questo non può significare che sia il colpevole. O l’unico colpevole. Di certo di comportamenti strani ne ha messi in fila fin troppi. E l’ultimo “pizzino” di cui si parla in queste ore potrebbe raccontare molto di più di quanto si è raccontato fino a oggi rispetto alla sua posizione. E’ un appunto ritrovato dai carabinieri in un’isola ecologica non lontana dal luogo di lavoro di Sempio. Quel giorno Andrea aveva appena ricevuto una convocazione in procura e, già intercettato in macchina, se ne era uscito con un “e adesso cosa vogliono? Cosa avranno trovato?”. In quella stessa giornata, pochissime ore dopo, Andrea Sempio tornò a casa, uscendone poco dopo con dei sacchi di spazzatura in mano. I carabinieri hanno recuperato quella spazzatura. Trovando elementi definiti interessanti. Tra cui, appunto, uno scritto in cui si fa riferimento anche a “una finestra da fuori”. Quattro parole, una finestra da fuori, che potrebbero raccontare più di quanto non hanno raccontato fino a ora miliardi di parole.

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L'appunto di Andrea Sempio (foto CdS)

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