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19 aprile 2026

Davvero le “liste stupri” al liceo sono una moda? Dopo Roma anche Lucca. E una ragazza racconta…

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

19 aprile 2026

In un liceo di Roma, un professore s’è imbattuto in un “foglio di calcolo” salvato su un tablet in uso agli studenti in cui venivano riportati nomi e caratteristiche di ragazze abusate o da abusare. Episodio isolato? No, qualcosa di simile è successo anche in un altro liceo a Roma e pure a Lucca. E sembra che di storie così ce ne siano tante. Ci sono indagini in corso e è giustissimo così. Chi non è inquirente, però, dovrebbe fare un altro tipo di lavoro…
Davvero le “liste stupri” al liceo sono una moda? Dopo Roma anche Lucca. E una ragazza racconta…

La seduzione la esercita l’estetica del baratro ora che si è così incapaci di giocare a sedursi? Probabilmente sì, dentro la tirannia della superficialità e il nichilismo digitale che fa sembrare futuro il ritorno al primitivo bestiale. Viene da dirlo leggendo che un docente di un liceo di Roma, controllando un tablet in uso agli studenti, s’è ritrovato davanti a una “lista stupri”. E non è la prima volta. Come se fosse in corso una mutazione antropologica in cui sesso e violenza rischiano di diventare la stessa roba, dopo l’oscurantismo verso certi temi che è rimasto identico, seppur con vesti più sguaiate, rispetto al Medioevo.

Questa volta nella lista c’erano tre nomi di studentesse, tre minorenni marchiate come trofei in un documento digitale condiviso. È il terzo caso in pochi mesi, a confermare che l’infamia è una mezza moda nei licei. Così, mentre la Procura dei Minori di Roma apre un fascicolo per violenza sessuale, c’è da rendersi conto che non siamo più nel campo della goliardia idiota. Delle porcate scritte sui muri. Dei cazzi disegnati più per ridere che dichiararsi. Una delle ragazze presenti in quell’elenco ha confidato alle compagne di aver subito un abuso, una verità sussurrata anche agli agenti della Squadra Mobile. È carne viva ferita, mentre la scuola, nel tentativo di arginare la falla, si trincera dietro comunicati ufficiali che parlano di “dolore” e “vicinanza”.

Vuoto riempito di niente se non si prova a allargare l’intenzione oltre l’autotutela per prendere atto che non si tratta di episodi isolati. Infatti, a Lucca, al liceo Vallisneri, la replica è quasi speculare: una scritta nei bagni dei maschi, nomi reali di studentesse e un'illustrazione che non lascia spazio a interpretazioni. Qui, però, la cronaca è immediata e feroce: una madre ha sporto denuncia dopo che la figlia ha ricevuto una foto della scritta che la riguardava. Non è un gioco. La scuola di Lucca è corsa ai ripari con i provvedimenti disciplinari. Si punisce, ma non ci si interroga.

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La costante tra Roma e Lucca, tra il tablet e il muro, non è l'assoluta assenza di pudore denunciata dai soliti bacchettoni, ma un ancora più grave incapacità di capire fin dove ci si può spingere e da dove potrebbero iniziare le conseguenze. Quando il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi, evoca la bocciatura automatica per i responsabili, tocca solo la superficie. E è di una tristezza assoluta. Il punto non è solo la punizione, ma il meccanismo di gruppo che permette di creare un foglio di calcolo per catalogare stuprate e stuprabili. Senza alcun senso dell'alterità.

Facile, fin troppo facile, parlare della deriva di una generazione: questi ragazzi non sono alieni, sono i figli di un superficiale egoismo adulto che ha normalizzato l'oggettivazione. Se la cronaca nera oggi ci costringe a parlare di "liste", è perché abbiamo smesso di insegnare che la violenza sarà sempre e solo la prova definitiva della miseria umana. Non può esserci paternalismo nel guardare con orrore a questi fatti; deve esserci la cinica e cruda consapevolezza che la scuola, ridotta a teatro di queste proiezioni, sta fallendo – anche quando si chiama “liceo” – insieme alle famiglie – anche quando sembrano “modello” – hanno messa in una tragica e miserabile “lista delle cose poco importanti” quella che dovrebbe essere ancora la missione più nobile: formare umanità. All’altra missione, “punire la non umanità”, ci stanno già pensando gli investigatori, a Roma come a Lucca e non solo.

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