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12 novembre 2025

Cuffaro ha sempre avuto il vero potere in Sicilia perché anche in carcere si è comportato da “uomo”. La rivelazione che racconta tutto di Totò “vasa vasa”

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

12 novembre 2025

“Totò Cuffaro si è fatto la galera da uomo”, dice la vulgata siciliana. Ma che significa davvero? Non solo non ha chiesto la grazia né usufruito dei benefici di legge, ma ha incarnato una concezione tutta cattolica e democristiana del peccato e del perdono: si pecca, si tace, si espia, confidando che Dio perdoni. Cuffaro non come simbolo della mafia, ma della realpolitik cattolica, dove l’omertà è virtù e la colpa resta affare tra uomo e Dio. In Sicilia non si dice “si è fatto” la galera, ma “si ha fatto” la galera: una distinzione che dice tutto.
Cuffaro ha sempre avuto il vero potere in Sicilia perché anche in carcere si è comportato da “uomo”. La rivelazione che racconta tutto di Totò “vasa vasa”

“Totò Cuffaro si è fatto la galera da uomo”: è questa la vulgata siciliana sulla sua detenzione. La faccenda chissà quali scenari rimanda alla mente. Tra la Sicilia e il resto d’Italia c’è una differenza di visione così colossale che a volte è anche difficile intendersi, e non per questione di dialetto.
C’è da dire che Cuffaro, in carcere, ha sempre negato la sua colpevolezza. Anzi, è andato contro la madre che aveva chiesto la “grazia”, perché chiedere la grazia presupporrebbe un’ammissione di colpa, e a Totò Cuffaro, di ammettere colpe, non gliene dovete parlare. Di più: mentre era in carcere non ha usufruito dei cosiddetti “benefici di legge”, lavori socialmente utili e quant’altro, perché i giudici sono sempre stati convinti della sua reticenza. In altre parole, non avrebbe collaborato e non avrebbe detto tutto quello che sapeva. In altre parole ancora: non ha fatto la spia, perché, come dice il famoso detto, “Chi fa la spia non è figlio di Maria”, che è un inno cattolico all’omertà — intanto questo è il detto.
Ammesso, come hanno ammesso i magistrati, che Cuffaro abbia commesso un reato, e che a seguito di questo reato abbia deciso di farsi la galera senza ammettere nulla, è un comportamento da “uomo” o da “reticente”? Credo che questo faccia parte dell’insondabilità dell’animo umano, e uno decide per come può: per sincero ravvedimento, per paura (in entrambi i casi, che si collabori o meno), per coraggio (anche qui, in entrambi i casi) o per fatti così privati che a parlarne perderemmo solo tempo.
Ma il mio amico sostiene: ha preso credibilità proprio dall’essersi fatto la galera da “uomo”, sottintendendo — a una prima occhiata — tutto quello che c’è da sottintendere. E ci mancherebbe: la condanna c’è. Io però andrei oltre. Totò Cuffaro non incarna la Mafia (almeno non in senso metafisico), incarna piuttosto una maniera cattolica, che chiameremo Democrazia Cristiana, in cui, come si dice in Sicilia: “Futti futti, che Dio perdona tutti”. Fotti pure, tanto poi Dio perdona.
Che è la maniera standard di operare di molti cattolici, i quali durante la settimana fanno quello che devono fare, salvo poi raccontare tutto al prete, il cui abito talare lo obbliga all’omertà. Su questo “sapere e non dire” il cattolicesimo ha fondato gran parte del suo potere, e anche sulle offerte votive, gli oboli, le donazioni e tutto l’ambaradan che, giuridicamente, può essere configurato come corruzione di Dio. Per cui la Legge non sarebbe uguale per tutti, ma più favorevole a chi ha più soldi, e quindi in grado di comprarsi indulgenze.Dice: Dio non ragiona così, ognuno offre quello che può, secondo le proprie tasche. Ok, non credo che funzionasse proprio così. C’è da aggiungere, infatti, che la Chiesa da tempo ha reso riprovevole l’usanza di comprare “sconti di pena” nell’aldilà dietro offerta di denaro. Cosa buona e giusta.

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Totò Cuffaro con i celebri cannoli

Ma la Democrazia Cristiana? Ecco, omertà, dazioni di denaro, scambi: non sono forse l’archetipo della realpolitik, come la intendiamo quando sappiamo che la politica la fanno gli uomini e non santi irreprensibili?
In questo senso sì: Totò Cuffaro si è fatto la galera da “uomo”, ossia da umano. Però c’è qualcosa che vorrei spiegare al mio amico, e che forse gli renderà più chiara la questione: Totò Cuffaro, in siciliano, non si “è fatto” la galera, si “ha fatto” la galera. La carcerazione non è qualcosa che si appiccica all’essere — così (non prendetela come una bestemmia, il mio è un esercizio squisitamente letterario e linguistico, etimologico) — come i martiri, la cui carcerazione è qualcosa che arriva dall’esterno.
In Sicilia non esiste il concetto di “pregiudicato”, perché la giustizia, come i reati, sono umani, ma la Democrazia Cristiana rende conto soltanto al suo Dio.
Sì, Totò Cuffaro si “ha fatto” la galera da uomo, restando “uomo” e non diventando “pregiudicato”.
Adesso l’amico mio mi dirà: “Ussignur, ma come ragionate storto in Sicilia”.
E io, come sempre, gli replicherò: “Tu pensi di vivere in un mondo diverso? La Sicilia è avanti negli anni, è proiettata nel futuro. La Sicilia è post-apocalisse, è distopia realizzata. La Sicilia è come sarà il Mondo nel prossimo futuro”.
 

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  • Totò Cuffaro

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