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29 gennaio 2026

Corrado Augias come Barbero “ragazzo immagine” del No al Referendum sulla giustizia è un buon motivo per votare Sì

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

29 gennaio 2026

Ci voleva Corrado Augias per convincere la gente a votare No al referendum sulla giustizia? Sì, se si pensa che, come con Pif e con Babero, la vera battaglia di chi critica la riforma Nordio si fa con personaggi pop e non sugli argomenti. Tant’è che ripetono, nonostante le decine di spiegazioni che le smentiscono, le solite balle

Foto: Ansa

Corrado Augias come Barbero “ragazzo immagine” del No al Referendum sulla giustizia è un buon motivo per votare Sì

Che Augias fosse un esempio, per quanto alto, di conformismo si sapeva. Il suo modo di borbottare con flemmatica istituzionalità (che ha da sempre e non è questione di età, per altro portata benissimo) dalla tv italiana e dai giornali lo ha reso sicuramente popolare, tanto che hanno pensato valesse la pena metterlo di fronte a una telecamera, quello di Giusto dire No, sfruttando la sua immagine per vogare a favore di chi non vuole la riforma della giustizia. 

E pare quasi che per finire sulle loro pagine, dopo Barbero e Pif, serva fare un test e dare tutte le risposte sbagliate. 

Certo è che Augias ha, rispetto ad altri, il physique du rôle dell’intellettuale e non è parco nell’elargire balle e giudizi a buon mercato su quasi ogni tema di interesse nazionale, dalla musica classica (come accaduto poche settimane fa in un’intervista al Corriere in cui rimprovera Riccardo Muti di non impegnarsi abbastanza per il bene della sua arte in Italia; a Riccardo Muti avete capito bene) alla giustizia italiana, divenuta, dopo la Palestina, il Venezuela, la Groenlandia e l’Iran (ah no, l’Iran no) un campo di battaglia che la sinistra calca con isterica noncuranza verso i fatti. 

Augias, in effetti, riesci a rendere così chiaro quanto poco abbia capito della riforma che non è quasi possibile contraddirlo. Talmente elementari, vaghi, superflui i suoi argomenti, quanto convincenti, populisti, acchiappalike. Appunto: il conformismo.

Il primo motivo per cui voterà no è questo: “Perché la divisione in due della magistratura non non risolve nemmeno uno dei tanti problemi che gravano su uno dei poteri dello Stato”. Dei tanti problemi che la nostra giustizia ha (lunghezza dei processi, certezza della pena eccetera eccetera eccetera) questa riforma non parla. Dunque è inutile. 

Di fronte a un schema logico tanto semplice è facile capire che basta rifiutare la premessa per far cadere le forti motivazioni di Augias per il No. E cioè che la riforma affettivamente non risolve nessuno dei problemi che pesano su uno dei poteri dello Stato. Eppure, a costo di dare ad Augias questa nefasta notizia (che tanto notizia non è visto che veniva sostenuta, trent’anni fa, anche da Falcone), almeno un problema lo risolve: la separazione delle carriere (“dividere in due la magistratura”) ci permetterà di completare la riforma del sistema giustizia inaugurata dal partigiano Vassalli e ci permetterà di abbandonare completamente il modello inquisitorio di origine, tenetevi forte, fascista. 

Questa riforma è autenticamente antifascista, perché ci aiuta a superare un sistema autenticamente fascista. Perché non gioirne? 

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La seconda motivazione di Augias è la solita: i pm verranno messi sotto il potere dell’esecutivo, cioè saranno soggiogati al governo. Questa è ovviamente una bugia infondata di cui abbiamo già discusso. In breve basta ricordare che la maggioranza più che assoluta dei membri del Csm (due terzi) verrà estratta tra giudici e pm (e nell’alta corte a questi due terzi si aggiungeranno tre membri laici scelti dal Presidente della Repubblica, garante della Costituzione) e che dunque gli organi amministrativi e disciplinari che regoleranno l’attività dei pm e dei giudici saranno sostanzialmente e matematicamente indipendenti dal governo. 

Non paghi, si potrebbe anche dire che ora, con il sistema che quelli del No vorrebbero preservare, il terzo di membri laici che secondo loro con la riforma diventerebbe espressione del governo, perché sorteggiato da un gruppo di papabili scelti dal Parlamento (in cui la maggioranza è di governo), è attualmente nominato direttamente da quello stesso Parlamento a maggioranza governativa, e dunque il problema che prospettano all’orizzonte c’è già oggi ed è persino più grave. 

Insomma, vanno bene le giacche e i capelli bianchi, persino una carriera di tutto rispetto nel mondo del giornalismo culturale. Ma gli amici del no dovrebbero capire che è “giusto dire no” solo se lo si dice per i motivi giusti e non per delle menzogne. 

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